Carissimi
Tutte cose molto condivisibili quelle che avete scritto, mi associo.
Volendo essere costruttivo aggiungendo il mio punto di vista:
1. Il documento dà l’impressione di essere un po’ troppo generico, mette dentro tutto senza approfondire un tema in particolare ne fornire priorità, l’impressione alla prima lettura è che tutti gli argomenti abbiano la stessa importanza, è come una wish list di tutti gli interventi che si ritengono appropriati e utili; il che di per sé va benissimo ma secondo me non basta;
2. Voi ormai mi conoscete e sapete che io vedo la prima priorità nella mancanza di un ecosistema efficace per le startup, ma perché sono testardo su questo aspetto e quale sintomo ritengo sia indicativo di questa mancanza?
3. Sono testardo perché ritengo che le startup innovative siano l’unica possibile risposta ai due problemi principali in Liguria, e cioè il calo inesorabile del PIL pro capite e la mancanza di posti di lavoro di qualità per i nostri giovani più brillanti che sono costretti a lasciare la regione; UNIGE ci dice con “nonchalance" che il 90% dei nostri laureati va via da Genova senza però fornire la benché minima proposta risolutiva a questa situazione, come non fosse anche un loro problema;
4. Io non penso che le priorità per Genova siano legate alle decisioni delle poche grandi aziende, che sono ottimamente organizzate per decidere cosa fare, ne che sia legata a sviluppare le infrastrutture, anche se le nuove infrastrutture servono ma noi possiamo fare poco oltre dire che servono; non penso nemmeno che il turismo sia il nostro futuro come spesso alcuni nostri politici sostengono, per me il turismo è già al massimo di quello che possiamo sostenere, per riuscire a camminare alle cinque terre io che sono un buon camminatore sono costretto ad andarci in settimana a gennaio altrimenti per tutto il resto dell’anno non riesco nemmeno a camminare sui sentieri; e non parliamo di quando vado a Camogli e non riesco nemmeno a prendere un caffè perché arrivano a frotte pullman di croceristi;
5. Quello che manca a Genova è una infrastruttura importante di nuove aziende innovative; le aziende innovative fanno innovazione per definizione e quindi hanno la prospettiva di crescere velocemente e di contribuire significativamente alla crescita della nostra regione in termini di PIL e direi quasi soprattutto di posti di lavoro di qualità per i nostri giovani; posso citare numeri che Gian conosce bene, l’acceleratore del MIT di Boston ha contribuito a creare dall’inizio del secolo 25.000 nuove imprese, ogni anno ne vengono create adesso circa 900, che danno lavoro a più di 3 milioni di persone e conseguono ricavi totali per circa 2 trilioni di dollari (Bill Aulet - La disciplina dell’imprenditore - Franco Angeli);
6. Per raggiungere obiettivi anche solo minimi rispetto a realtà come Boston, Silicon Valley, ma anche Parigi, Berlino, Londra, Monaco, Milano, Torino, Lione, Dresda, Roma, Palermo, Catania, Bologna, ecc ecc, tutti esempi da cui siamo lontani anni luce a Genova, bisogna fare inizialmente due cose a mio parere:
A. creare, sviluppare e attrarre una forte cultura imprenditoriale innovativa; bisogna partire dalla basi e questo è il vero problema italiano e genovese in particolare; l’imprenditorialità innovativa non è quella del figlio di papà imprenditore che si può permettere di rischiare un po’ più di suo padre ma è quella del ragazzo qualunque che dimostra le doti giuste e ha il desiderio di svilupparle (gli imprenditori si formano in massima parte); odio dover citare un personaggio come Musk ma sappiamo che Musk è Sudafricano non americano, e quanti grandi imprenditori della Silicon Valley non sono americani ma hanno trovato li le condizioni giuste per realizzare i loro sogni, anche molti italiani; ieri ero a Villa Cambiaso ad un evento dove si è presentato l’amico Fabrizio Capobianco, che dopo 30 anni di successo in Silicon Valley è tornato a vivere a casa sua in Valtellina facendosi dare 4ML dalla banca popolare di Sondrio e creando la sua Liquid Factory, una fabbrica di imprenditori prima di tutto e POI di startup (perché noi sappiamo che si deve partire da li); e sapete che a questo evento cui avrebbero dovuto partecipare tutti gli studenti di UNIGE e non solo eravamo in una decina! Su questo argomento informo Gian che è partito questa settimana il mio corso a UNIGE/DIEC che gli studenti mi dicono qualcosa di rivoluzionario rispetto al passato, il titolo è "Imprenditorialità, startup e business plan”, in questo corso insegno le basi di conoscenza e anche molta esperienza di cos’è una startup e come si fa a realizzarla;
B. una volta aver identificato e creato gli imprenditori, il passo immediatamente successivo è quello di farli operare in un ecosistema che possa massimizzare la loro efficienza e la loro efficacia in modo che decidano di restare a Genova, che attraggano persone a Genova, e che raggiungano i migliori risultati possibili di questo modello imprenditoriale che tutto il mondo ci dimostra essere il più efficace possibile per sviluppare velocemente un’industria del presente e soprattutto del futuro;
7. Il tema di cosa fare, turismo, logistica, blue economy, silver economy, energia, etc. è per me un problema vuoto e fittizio, il vero problema è creare e attrarre imprenditori visionari e coraggiosi e dargli i mezzi per lavorare sul territorio. Saranno loro e sarà il mercato a definire gli argomenti su cui focalizzarsi, pretendere di definire a priori il tema su cui focalizzarsi è un tipico problema vuoto del politico che non sa cosa dire e non sa cosa fare.
Scusate se mi sono fatto prendere la mano dalla tastiera ma come avete capito è un problema che specie da quando son tornato a vivere nella magnifica riviera ligure sento come prioritario.
Un caro saluto, a presto,
Massimo Vanzi